MARCO PREVE

Sono nato a Torino l’1/10/1963. Diplomato al liceo classico Chiabrera di Savona. Residente a Genova dal 1993. Sposato, padre di due figlie
Giornalista professionista.
Dal 1989 collaboratore de Il Lavoro e dal 1992 redattore e poi vicecaposervizio nella redazione genovese di Repubblica.
Mi sono occupato principalmente di cronaca nera, cronaca giudiziaria, inchieste su affari, politica, il G8 del 2001, criminalità, speculazione edilizia.
Collaboro con l’Espresso e Micromega.
Ho scritto tre libri di inchiesta tutti editi da Chiarelettere: Il Partito del cemento, 2008, con Ferruccio Sansa; La colata, 2010, con Ferruccio Sansa ed altri; Il partito della polizia, 2014.
Nel 2017 ho pubblicato una raccolta di racconti “C’è vita su Google Maps? E altre storie quasi inverosimili” (Robin edizioni).
Perché mi candido.
Con Ferruccio Sansa ho condiviso molti anni di inchieste, articoli, libri e soprattutto milioni di parole scambiate con decine di donne e uomini da una parte all’altra della Liguria. È grazie a questi incontri che ho scoperto che esistono tantissime persone che hanno le competenze, le idee, la passione necessaria per migliorare la qualità delle nostre vite. Persone che, però, molto spesso restano all’esterno dei circuiti di potere.
Ecco, la sfida è questa: invertire assieme a loro alcuni meccanismi logori.
Il primo, decisivo, riguarda proprio la scelta delle persone a cui affidare i settori più delicati. Persone che prima di ogni decisione hanno ben chiara la Liguria di domani, quella del 2030 o del 2050, una Liguria pienamente inserita nei progetti europei e mondiali per la lotta alle povertà, per la riduzione dei gas serra, per una mobilità il più possibile sostenibile e che privilegi i mezzi pubblici, persone che riescano ad immaginare una solidarietà non fondata sulla pietà ma su sistemi che aiutino, recuperino, reinseriscano deboli ed emarginati senza privarli della dignità, persone che vedono nuove forme di lavoro ed economia non più impostate sui parametri di velocità, quantità, rincorsa di record ma su modelli sostenibili di consumo, recupero, riciclo, nuove professioni, economia circolare. Persone che credono in una scuola efficiente, europea ed appassionata, che vogliono far rispettare i diritti di tutti, che credono nello Stato laico, in una cultura che pratichi forme dal basso e in una sanità, e rubo la definizione all’amico Massimo Costantini, “equa e di eccellenza”.
Non si può riuscire a fare tutto in una legislatura, ma si possono aprire molte porte che oggi sono ancora chiuse e cambiare, finalmente, l’aria.

Sono nato a Torino l’1/10/1963. Diplomato al liceo classico Chiabrera di Savona. Residente a Genova dal 1993. Sposato, padre di due figlie
Giornalista professionista.
Dal 1989 collaboratore de Il Lavoro e dal 1992 redattore e poi vicecaposervizio nella redazione genovese di Repubblica.
Mi sono occupato principalmente di cronaca nera, cronaca giudiziaria, inchieste su affari, politica, il G8 del 2001, criminalità, speculazione edilizia.
Collaboro con l’Espresso e Micromega.
Ho scritto tre libri di inchiesta tutti editi da Chiarelettere: Il Partito del cemento, 2008, con Ferruccio Sansa; La colata, 2010, con Ferruccio Sansa ed altri; Il partito della polizia, 2014.
Nel 2017 ho pubblicato una raccolta di racconti “C’è vita su Google Maps? E altre storie quasi inverosimili” (Robin edizioni).
Perché mi candido.
Con Ferruccio Sansa ho condiviso molti anni di inchieste, articoli, libri e soprattutto milioni di parole scambiate con decine di donne e uomini da una parte all’altra della Liguria. È grazie a questi incontri che ho scoperto che esistono tantissime persone che hanno le competenze, le idee, la passione necessaria per migliorare la qualità delle nostre vite. Persone che, però, molto spesso restano all’esterno dei circuiti di potere.
Ecco, la sfida è questa: invertire assieme a loro alcuni meccanismi logori.
Il primo, decisivo, riguarda proprio la scelta delle persone a cui affidare i settori più delicati. Persone che prima di ogni decisione hanno ben chiara la Liguria di domani, quella del 2030 o del 2050, una Liguria pienamente inserita nei progetti europei e mondiali per la lotta alle povertà, per la riduzione dei gas serra, per una mobilità il più possibile sostenibile e che privilegi i mezzi pubblici, persone che riescano ad immaginare una solidarietà non fondata sulla pietà ma su sistemi che aiutino, recuperino, reinseriscano deboli ed emarginati senza privarli della dignità, persone che vedono nuove forme di lavoro ed economia non più impostate sui parametri di velocità, quantità, rincorsa di record ma su modelli sostenibili di consumo, recupero, riciclo, nuove professioni, economia circolare. Persone che credono in una scuola efficiente, europea ed appassionata, che vogliono far rispettare i diritti di tutti, che credono nello Stato laico, in una cultura che pratichi forme dal basso e in una sanità, e rubo la definizione all’amico Massimo Costantini, “equa e di eccellenza”.
Non si può riuscire a fare tutto in una legislatura, ma si possono aprire molte porte che oggi sono ancora chiuse e cambiare, finalmente, l’aria.