Programma della coalizione a sostegno della candidatura di Ferruccio Sansa a Presidente della Regione Liguria

Una Liguria diversa: ora!

Il nostro oggi

Le elezioni Regionali si svolgono nell’anno in cui l’Italia, l’Europa e il mondo hanno affrontato la più grande emergenza globale degli ultimi 70 anni che sta provocando una crisi che prescinde dalle scelte politiche di qualunque Paese o Governo.
Una crisi che esige risposte straordinarie e collettive e che determinerà cambiamenti di lungo periodo nelle strutture economiche e sociali.
Le risposte a questi cambiamenti saranno, queste sì, di natura politica, come sono stati di natura politica i diversi approcci con cui le Regioni hanno gestito l’emergenza e diversi erano i sistemi di gestione della sanità e i modelli di sviluppo costruiti prima della pandemia.
Purtroppo la Regione Liguria ha affrontato questa crisi con un modello di sanità completamente sbagliato e con numeri in termini di produzione e occupazione che indicavano un permanente declino di tutti gli indicatori economici e sociali.
Già prima della pandemia era chiaro che era necessaria una nuova idea di Liguria, una nuova visione, e che ci fosse la necessità di dare rappresentanza dei bisogni della cittadinanza, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione, che soffrono da molto tempo l’acuirsi delle diseguaglianze e oggi si trovano ad affrontare nuove forme di marginalizzazione. Soprattutto delle giovani generazioni, sempre più sospinte a guardare altrove per la costruzione del proprio futuro, come dimostra l’inarrestabile declino demografico che nel solo comune capoluogo ha visto scendere la popolazione sotto i 580.000 abitanti.
La destra e il sovranismo hanno risposto e vorrebbero rispondere a questa frattura con la paura, la manomissione delle regole e delle garanzie democratiche, il rapporto consociativo con le rendite e l’accelerazione delle scelte in termini di scomposizione dei diritti del lavoro e di privatizzazione o di delega alle imprese dei beni e dei servizi pubblici.
La destra al governo della Liguria ha aggiunto a questo quadro un’incapacità totale di governo dei processi: la Regione Liguria ha tra le peggiori performance in Italia nell’impiego dei Fondi Strutturali Europei ed è stata completamente assente nelle politiche di formazione e nel sostegno alle imprese innovative.
Infine, la destra ha condotto una politica arretrata rispetto alla questione centrale dei cambiamenti ambientali favorendo, anzi, un ritorno a un approccio che anziché salvaguardare il territorio lo consuma e che anziché valorizzare l’entroterra e il mare attraverso la protezione ha demolito il sistema dei parchi, abbandonato le aree interne e lasciato senza protezioni e investimenti la costa.

Nella fase che abbiamo davanti, in cui gli interventi del Governo non basteranno a sostenere la crescita, i territori sono chiamati a cambiare radicalmente i propri paradigmi e le istituzioni devono acquisire un ruolo di governance e di efficienza più forte.

Le scelte di governo delle Regioni saranno determinanti anche per attrarre e utilizzare al meglio il più grande trasferimento di risorse pubbliche a fondo perduto della storia dell’Unione Europea, frutto dell’azione politica del Governo Conte e del protagonismo in Europa delle forze che lo sostengono. Investimenti vincolati non al rispetto di politiche di austerità, ma di chiari e precisi obiettivi di crescita sostenibile: green economy, digitalizzazione, conoscenza, coesione.
È in gioco il futuro della Liguria in quanto Regione protagonista del proprio futuro e del proprio sviluppo.
Infatti nei prossimi anni non dovremo solo affrontare le conseguenze dell’emergenza, ma si deciderà la collocazione della Liguria in Italia e in Europa; si deciderà la qualità del suo modello di sviluppo e la scelta sarà tra la gestione di un declino o l’opportunità di un rilancio, di una nuova centralità.

Noi proponiamo un progetto coraggioso per una Liguria radicalmente nuova; un progetto fondato sullo sviluppo complessivo della regione, attraverso alcuni snodi chiave: la cura alla persona nelle sue varie declinazioni (sanitaria, economica, sociale, scolastica, urbanistica, ricreativa); il lavoro e l’impresa; le infrastrutture; la ricerca della massima sostenibilità ambientale; i diritti.
Una visione che non può che essere alimentata dalla cultura e dalla partecipazione, due fonti di energia rinnovabile che costruiscono la cittadinanza e rendono migliore la democrazia per le persone, i lavoratori, gli studenti, gli amministratori.

Noi costruiremo una Liguria in cui non si sia costretti a “fuggire”, ad andare altrove per curarsi, studiare e trovare un lavoro, ma una Liguria in cui tutti possano costruire qui il loro progetto di vita e di futuro.

Il nostro futuro

1. PRENDERSI CURA DEI LIGURI: Un nuovo modello di sanità e welfare

Invecchiamento della popolazione; patologie croniche non trasmissibili; difficoltà di accesso all’innovazione; ritardi nella digitalizzazione; carenza di Operatori Sanitari; forti disomogeneità regionali: a tutti questi problemi, non affrontati in modo adeguato dalla Regione, si sono aggiunte le criticità portate dal COVID-19, con il brusco risveglio dei cittadini e delle cittadine liguri alle prese con un sistema sanitario disorganizzato e iniquo, che ha bisogno di nuove risorse, di una nuova governance e di nuove strutture.

È chiaro quindi che le priorità sono il rilancio della medicina territoriale e un riassetto dei servizi sociali che dovranno affrontare una nuova ondata di disagio generata anche dagli effetti economici del Covid.

Tutto questo a partire da un principio: la sanità è un servizio pubblico universale, che il sistema pubblico deve garantire con gli stessi elevati standard di qualità a tutti.

Quindi:

– Stop alla privatizzazione degli ospedali: le strutture devono essere pubbliche, realizzate con investimenti pubblici e gestite dal Servizio Sanitario Nazionale. In quest’ottica vanno subito affrontate alcune questioni:

➢ Realizzazione dell’Ospedale Felettino a La Spezia;
➢ Realizzazione dell’Ospedale del Ponente genovese, della Valpolcevera e delle Vallate;
➢ Verifica delle condizioni economiche e finanziarie, del dimensionamento del progetto, dell’inserimento nel contesto urbano con riferimento anche alle infrastrutture di accesso attualmente individuate per la progettazione di un ospedale unico imperiese in partnership con Inail.
➢ La questione del nuovo Galliera (vedi allegato*)

Contestualmente alla realizzazione di questi interventi dovrà essere predisposto e attuato un piano di “transizione” per consolidare e rafforzare l’offerta dei servizi ospedalieri attuali e potenziare la rete dei servizi territoriali.

– Superamento di Alisa.

– Investimenti per una nuova centralità della rete sanitaria territoriale:

➢ Ospedali di comunità e maggior vicinanza a chi soffre, sia in ambito sanitario sia in ambito sociale e progetti di servizi sanitari domiciliare in particolare per affrontare le situazioni di cronicità.
➢ Potenziamento dell’offerta di prevenzione e diagnosi ampliando l’azione proattiva del medico di medicina generale e del pediatra di famiglia, offrendo servizi e strutture dedicate.
➢ In tale ottica impostare un piano per integrare il modello assistenziale per gli anziani, migliorando gli standard qualitativi assistenziali e strutturali nelle RSA e favorendo una molteplicità di soluzioni che sostengano maggiormente forme di assistenza presso il domicilio.

– Valorizzazione delle competenze e della meritocrazia nella scelta delle figure di vertice e di responsabilità professionale attraverso l’introduzione di procedure e strutture di selezione totalmente indipendenti dalla politica.

– Investimento in nuove professionalità e in tecnologia, partendo dall’appropriatezza e dai bisogni di cura, insieme ai giovani e ai nuovi operatori sanitari, per disegnare la salute del futuro. Un piano di assunzioni immediato e investimenti strumentali e in sistemi informativi.

– Valorizzazione degli operatori sanitari come motore di salute psicofisica, partendo dai loro bisogni formativi, alla luce della realtà epidemiologica e dei bisogni unici della nostra regione.

– Potenziamento della rete emergenza-urgenza, anche sostenendo il sistema delle Pubbliche Assistenze.

– Centralità del Terzo settore anche attraverso la co-progettazione.

– Revisione dei sistemi di accreditamento per migliorare le qualità dell’offerta sociosanitaria e sostenere le realtà dell’entroterra.

– Realizzazione di politiche di sostegno alle persone disabili.

– Attuazione di tutte le iniziative volte al sostegno delle fasce deboli anche attraverso una revisione del modello di social housing per rispondere ai bisogni del territorio.

– Contrasto deciso, come consentito dalle leggi vigenti, al gioco d’azzardo patologico, causa diretta di tragedie familiari e del radicamento di forme di criminalità organizzata legata all’usura.

2. LAVORO IMPRESA CONOSCENZA: Un nuovo modello di sviluppo

La Regione avrà il compito e l’onere di guidare una difficile, ma anche entusiasmante transizione dai modelli tradizionali ad altri che, da un lato, ci vengono già chiaramente indicati dalle nazioni più avanzate e, dall’altro, dipenderanno anche dall’entusiasmo e dalla creatività di Enti e cittadinanza.
Siamo di fronte alle necessità e alle opportunità offerte dalla riqualificazione del sistema produttivo in ottica ambientale: la sostenibilità non è più un vincolo, ma un fattore di competitività e di creazione di valore con la diminuzione o il superamento delle esternalità negative.
Una trasformazione di tale portata è impossibile senza la condivisione di tutte le parti sociali, perché l’alternativa al conflitto è il coinvolgimento di tutti.

Quindi:

– Condivisione di un ‘Patto per il Lavoro e lo Sviluppo’ con le parti sociali, gli Enti locali e gli stakeholder per un nuovo modello di concertazione.

Un modello che salvaguardi, rilanci e faccia proliferare le eccellenze industriali e tutte quelle imprese che si collocano nella fascia alta dell’innovazione e della produttività, ovvero quelle che intorno a loro creano indotto e filiere.

Una mappatura di tutte le forme di lavoro nuove, che non si possono definire atipiche, a partire dalle partite IVA, nonché delle professioni oggetto di processi di trasformazione profondissimi, incentivando la realizzazione di luoghi e istituti di rappresentanza collettiva che favoriscano la partecipazione al Patto.

Particolare attenzione sarà dedicata ai comparti del commercio e dell’artigianato, colpiti duramente dalle crisi e che hanno bisogno, oltre che di misure immediate di sostegno, di progetti dedicati che permettano di mantenere in vita le attività, anche rinnovandole, e di creare nuove imprese. Sosterremo questi settori considerandoli un vero e proprio sistema.

– Revisione delle politiche del lavoro e dei centri per l’impiego per sostenere l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro.
Il sistema di formazione deve essere coerente con i bisogni del nostro territorio e intervenire non solo nel processo di strutturazione delle competenze/conoscenze, ma anche – in modo permanente – in quello di aggiornamento. Le politiche attive del lavoro e quelle formative devono essere declinate in modo organico. Per questo si propone l’istituzione di un unico Assessorato al Lavoro, lo Sviluppo economico e la Formazione.

– Una Legge regionale sulla sburocratizzazione e la semplificazione nei primi 100 giorni, anche applicando gli ultimi interventi normativi dello Stato.

– Sostegno a incubatori di imprese e start up anche con investimenti a fondo perduto.

– Sostegno a iniziative finalizzate a incentivare le buone pratiche per ridurre gli infortuni nei luoghi di lavoro.

– Contrasto alle diseguaglianze salariali, a partire da quelle di genere.

– Una nuova programmazione turistica partecipata per rilanciare il turismo 365 giorni all’anno.

– Sostegno alla portualità ligure e alla “blue economy” adottando tutte le iniziative per migliorare e rendere più armonioso il rapporto con il territorio.

– Individuazione di forme di autonomia finanziaria dei porti al fine di costituire un sistema premiante e incentivante per lo sviluppo e per la realizzazione di opere strategiche per il sistema ligure e nazionale, a partire dalla nuova diga foranea di Genova in coerenza e armonia con il Decreto Semplificazioni.

– Cabina di regia regionale per l’utilizzo dei Fondi Europei, sia diretti sia indiretti, anche per supportare i Comuni e i piccoli Comuni.

– Sostegno alle PMI con particolare attenzione ai giovani e alle imprese innovative.

– Nuovo Piano del Commercio per bloccare la proliferazione dei centri commerciali e tutelare il piccolo commercio sia urbano sia dell’entroterra.

– Sostegno al settore agricolo e alle tipicità regionali per un rilancio del settore – con l’impegno di spendere tutte le risorse comunitarie senza dispersioni – e investimenti diretti e incentivi per l’introduzione delle nuove tecnologie in agricoltura.

3. LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE TRAMA DELLA LIGURIA: il nostro green new deal

Quando si parla di green new deal, non si parla solo di tutelare e preservare l’ambiente, cosa fondamentale e che in questi ultimi cinque anni non è stata fatta, ma si parla di costruire un nuovo paradigma di sviluppo dove l’ambiente non viene sfruttato e consumato per estrarre ricchezza ma È ricchezza. Sia l’ambiente naturale sia l’ambiente urbano, realizzato dall’umanità nei borghi e soprattutto nelle città: l’ambiente è spazio che va difeso, in particolare in Liguria, dal rischio idrogeologico, e riqualificato attraverso una progettazione ambientale e urbanistica sostenibile.

Quindi:

– Piano straordinario di contrasto al dissesto idrogeologico e tutela delle coste attraverso tutti gli strumenti regolatori, di programmazione e di investimento della Regione.

– Una nuova politica edilizia impostata sull’opzione “Consumo suolo zero”; dall’altro l’introduzione di incentivi alla ristrutturazione del vetusto patrimonio immobiliare e della riconversione delle aree e degli edifici industriali dismessi.

– Agevolare il recupero edilizio, con attenzione a materiali e tipologie costruttive tradizionali, incentivando il ricorso domestico e la condivisione (messa in rete tramite smart network) di energia da fonti rinnovabili.

– Agevolare la delocalizzazione degli insediamenti a rischio elevato, con normative idonee a garantire il diritto alla casa, la salvaguardia del paesaggio, la qualità edilizia, seguendo le orme pioneristiche di alcuni interventi degli anni ’90 (per esempio foce Torrente Quiliano).

– Stabilita l’incompatibilità della collocazione in ambito urbano dei depositi petrolchimici di Multedo, si ritiene che la loro ricollocazione debba essere valutata nell’ambito della redazione del nuovo Piano Regolatore Portuale e di una pianificazione strategica della collocazione delle diverse funzioni portuali, ivi compresa quella petrolifera, che dovrà necessariamente assumere i principi comunitari per gli ambiti costieri. Senza questa pianificazione è infatti impossibile da parte del Comune di Genova assumere decisioni di carattere urbanistico.

– Tutela dei parchi regionali attraverso il potenziamento delle aree protette esistenti; superamento definitivo della Legge regionale sui Parchi; autonomia degli Enti Parco.

– Nuovo Piano della Costa che tenga conto dell’ormai drammatico tema dell’erosione del litorale, vada oltre la soluzione tampone dei ripascimenti e punti alla collaborazione con Università ed enti di ricerca per la progettazione di adeguate opere di protezione che verranno immediatamente finanziate.

– Garantire la costante manutenzione di strade e ponti, compresa la progressiva riduzione dei nodi critici sotto il profilo della stabilità con nuove progettazioni resilienti.

– Promuovere la manutenzione di terrazzamenti e canali di irrigazione.

– Promuovere pratiche agro-forestali sostenibili, quali la cippatura di ramaglie e potature da usare per diffuse pratiche di compostaggio e agricoltura biologica, a fini anti incendio, di contrasto alla desertificazione, di difesa dalle frane superficiali.

– Interventi volti al contrasto dell’inquinamento dell’aria e acustico.

– Una nuova politica per la gestione del ciclo dei rifiuti:

➢ raggiungimento a livello regionale degli obiettivi di raccolta differenziata sostenendo, anche con incentivi, l’attivazione della raccolta porta a porta e comunque con l’obiettivo “rifiuti zero”;
➢ il sostegno a una filiera industriale del riciclo e del riuso;
➢ la non competizione tra le realtà industriali della Regione;
➢ il mantenimento all’interno della Regione di tutte le fasi del ciclo a esclusione di impianti di termovalorizzazione (inceneritori) e comunque superando completamente le discariche, se non per i limitati usi previsto dalle normative in vigore, e provvedendo alle bonifiche ambientali.

A tal fine la Regione Liguria dovrà inserire nel Piano Regionale dei Rifiuti un Piano Regionale degli Impianti, dando la priorità a impianti di tipo aerobico e/o a MRBT (Materials Recovery Biological Treatment) – “fabbriche dei materiali” -, prevedendo linee di finanziamento all’impiantistica ambientale al fine di sostenere le capacità di investimento degli Enti locali.
Questo piano stabilirà anche il dimensionamento degli impianti e, in accordo con gli Enti locali, la loro collocazione, garantendo la non sovrapposizione delle iniziative industriali rispetto all’ambito regionale.
Di conseguenza le ipotesi di impianti a oggi avanzate non potranno essere realizzate se non previste dal Piano.

– Contrasto alle fonti fossili a favore di soluzioni energetiche alternative rinnovabili e sostenibili e autorizzazione di impianti di produzione elettrica solo se compatibili con questi obiettivi.

– Revisione completa del Piano Energetico Ambientale Regionale con l’obiettivo di promuovere e diffondere energie alternative, efficientamento energetico, reddito energetico, smart grid e smart communities.

– Un programma di interventi per portare gli edifici della Regione Liguria nelle classi energetiche più alte.

– Tutela dell’acqua pubblica revisionando gli strumenti regionali per mettere in sicurezza il settore anche nella parte di depurazione con il sostegno degli investimenti.

4. ENTROTERRA: Il valore della varietà

Prima di tutto vogliamo evitare un equivoco. La Liguria non ha un solo entroterra. Ne esistono tanti e profondamente differenti fra loro. La nostra idea è di differenziare attenzioni e soluzioni in base alla propensione turistica, agricola, residenziale e produttiva, ma di fornire risposte analoghe a problemi condivisi in tutto l’entroterra.

– Creare un Tavolo permanente Sviluppo Aree Interne che si occupi di intercettare più facilmente le esigenze, individuare le potenzialità di sviluppo territoriali, raccolga e amplifichi le iniziative locali ed elabori proposte.

– Potenziare la banca della terra, limitando la burocrazia al minimo, e permettendo ai Comuni di farsi garanti della cessione dei terreni incolti e coinvolgendo maggiormente la cittadinanza.

– Promuovere e sostenere l’attività agricola sostenibile con tecniche agro-ecologiche e sistemi di allevamento incentrati alla tutela e sviluppo della biodiversità e alla cura del territorio, in contrasto alle monocolture e ai modelli intensivi, anche con la banca dei semi e corsi di formazione.

– Sviluppare un’adeguata analisi dei sistemi territoriali per consentire l’impiego di risorse naturali, culturali e di sviluppo creativo come fattori di sviluppo locale che valorizzano coesione sociale, qualità della vita e posizionamento competitivo dei territori.

– Consolidare la strategia sullo sviluppo delle aree interne attraverso la presenza nei territori non urbani con lo scopo di garantire servizi, collegamenti, infrastrutture e rivalutando le potenzialità di crescita economica sostenibile di questi luoghi: con insediamenti di nuova concezione nella quale gli incentivi servano a garantire la permanenza delle piccole produzioni tipiche del nostro territorio e lo sviluppo di una green (blue) economy a esse collegata, attraverso la promozione delle filiere del cibo e del legno, il turismo sostenibile e la valorizzazione della biodiversità.

– Defiscalizzare le attività nelle aree interne (Irap) e finalizzazione di una quota del fondo strategico sulla strategia aree interne.

– Attivare strumenti specifici a supporto dell’economia nell’entroterra per incentivare insediamenti produttivi sostenibili e il ripopolamento del territorio con adeguati interventi sulla rete viaria.

– Ridurre il digital divide per migliorare e consentire l’accesso ai servizi pubblici anche dalle zone più disagevoli. Completamento entro il 2022 del Progetto Infratel per la copertura in fibra ottica di tutti i comuni dell’entroterra ligure.

– Offrire e garantire servizi diffusi quali scuole, ambulatori, uffici postali, mobilità agile e condivisa, assistenza a deboli e disabili.

– Mettere in atto interventi finalizzati a sostenere e rafforzare la viabilità secondaria, vitale per le aree interne.

Anche dal punto di vista istituzionale costruiremo una Regione che coinvolga di più nei processi decisionali e nella gestione dei servizi Province, Comunità Montane e Comuni.

5. LIGURIA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO E DELL’EUROPA: una nuova rete infrastrutturale e logistica

La Liguria è e può essere nei prossimi anni il più importante cantiere infrastrutturale del Paese. Lo potrà essere grazie alle scelte del Governo Conte sia in termini di investimenti sia in termini di regole, per un modello che renda certi i tempi di realizzazione degli interventi gestendo sia le ricadute economiche sia l’armonizzazione con il territorio.

Le principali infrastrutture di cui dovranno essere garantiti l’avvio o il celere completamento dei cantieri sono:

– Messa a norma della A-10
– Estensione della strada a mare di Genova (Guido Rossa) fino Multedo
– Nodo Ferroviario di Genova
– Tunnel della Val Fontanabuona
– Potenziamento e raddoppio della tratta Savona – Cairo Montenotte (direzione Torino)
– Completamento del raddoppio della linea litoranea su tutta la Regione.
– Completamento del raddoppio della Pontremolese con la galleria di valico
– Completamento dell’Aurelia bis (sia parte imperiese che savonese)
– Diga foranea Porto di Genova

A questo si aggiunga che il progetto della Gronda di Ponente è “cantierabile”, mancando solo dell’approvazione del progetto esecutivo.
Questo dovrà necessariamente tenere conto dei diversi fatti intervenuti, anche in termini di nuove infrastrutture realizzate, in via di realizzazione o approvate, dalla conclusione dell’iter autorizzativo, che hanno mutato significativamente sia il contesto logistico/trasportistico/urbanistico del nodo di Genova, sia i rapporti tra Stato e attuale concessionario.
In particolare va considerata l’urgenza di dare una risposta alle esigenze del traffico portuale di Genova e in particolare del cosiddetto “porto storico”, che ha pagato il prezzo più elevato dal crollo del Ponte Morandi.
Andrà quindi richiesto che il Governo adotti sul progetto la normativa comunitaria in termini di progettazione e procedure di semplificazione e gestione delle opere pubbliche garantendo che le procedure amministrative non interferiscano con l’avvio delle opere e le revisioni progettuali che il MIT indicherà e con la possibilità di realizzare il progetto per lotti funzionali.

Questo porta a sostenere che:

– le risultanze dell’analisi costi-benefici consegnata nell’agosto 2019 e delle integrazioni in itinere al MIT debbano essere verificate con gli Enti locali e i soggetti interessati (operatori portuali, cittadinanza attiva, ecc.) anche in termini di indicazioni progettuali;

– debbano essere avviati i cantieri dell’opera per la realizzazione degli interventi sull’A7 assumendo gli esiti dell’analisi costi-benefici già acquisita dal MIT, in modo da separare i flussi est-ovest da quelli nord-sud. Le eventuali modifiche al percorso progettato da ASPI dovranno essere tali da evitare una nuova VIA, in modo da rendere l’opera immediatamente cantierabile, anche sulla base delle norme europee.

Presupposti per il raggiungimento di questi obiettivi sono:

– la garanzia che gli investimenti siano assicurati a prescindere dalla revoca, risoluzione o revisione dell’attuale concessione, ovvero che la realizzazione delle opere stradali sia finanziata in modo analogo a come era previsto il finanziamento della Gronda e che in fase di rinnovo o di nuova concessione del 1° tronco autostradale sia introdotto quale obbligo per il concessionario tale finanziamento;

– i tempi di realizzazione del progetto esecutivo, comprensivi delle procedure amministrative, rientrino nei termini del cronoprogramma attualmente autorizzato.

6. MOBILITÀ: I passeggeri al centro

La mobilità all’interno della Regione Liguria è un servizio essenziale, che in questi anni non è stato garantito in modo adeguato e su cui non si è investito.
È un servizio che dipende dalla qualità del trasporto ferroviario e dall’integrazione con la mobilità su gomma nelle città e nelle province.

Quindi:
– Massima trasparenza alle parti del Contratto di servizio (scadenza 2032) fra Regione e Trenitalia, riguardanti gli aspetti economico-finanziari, parti oggi coperte dal segreto nonostante una sentenza del Tar e le richieste dei Comitati dei pendolari.

– Rivedere in ogni caso l’attuale contratto sia per rendere il servizio adeguato alla domanda dei pendolari, anche definendo gli investimenti in nuovo materiale rotabile, sia per rendere ancor più appetibile in funzione turistica la rete ferroviaria, per esempio con tariffe scontate per i treni notturni il cui numero andrebbe aumentato.

Per quanto riguarda i servizi di trasporto pubblico locale su gomma sono gestiti nei rispettivi bacini attraverso affidamenti diretti in house providing. Si riconosce questa modalità come quella consolidata, nel rispetto delle disposizioni normative e delle autorità di controllo e garanzia competenti e nella garanzia delle capacità di investimento degli Enti concedenti e dei gestori.
All’interno di questo contesto andranno garantiti e perseguiti i seguenti obiettivi:

– la definizione da parte della Regione di costi e prestazioni/servizi standard che dovranno essere rispettati da tutti gli Enti concedenti e i gestori;

– la realizzazione e l’applicazione di un piano tariffario regionale;

– l’integrazione ferro/gomma nella Città Metropolitana di Genova con adeguata indicazione dei necessari corrispettivi derivanti;

– l’attivazione di linee di finanziamento specifiche per incentivare e sostenere la realizzazione di corsie preferenziali, percorsi protetti e zone a mobilità dolce.

Decisivo è il successo del Nodo Ferroviario di Genova, che non va solo completato, ma inserito sin da ora in un modello gestionale e di esercizio coerente con l’obiettivo di renderlo integrato con il sistema logistico e di mobilità della città e del sistema portuale, ovvero prevedendo:

– la realizzazione delle nuove stazioni;
– l’attivazione degli ordini del nuovo materiale rotabile indispensabile a garantire le prestazioni dell’infrastruttura e la metropolitanizzazione della ferrovia;
– la progettazione e la realizzazione delle interconnessioni con la rete ferroviaria merci e passeggeri attuale.

7. IMPARARE, CREARE, INNOVARE: Un nuovo modello di formazione, università e ricerca: la conoscenza e la cultura come diritti.

I Liguri e le Liguri devono ricevere nella loro regione tutta l’offerta formativa, dalla scuola dell’obbligo al post laurea, con standard tali da rendere il sistema formativo universitario e gli enti di ricerca attrattivi per studenti e ricercatori provenienti dall’Italia, l’Europa e il mondo.

Il sapere si costruisce nel continuum delle esperienze di ognuno ed è prima di tutto un diritto che, per essere davvero accessibile, va supportato con la garanzia di servizi come l’abitazione, l’accesso alle reti e agli strumenti di conoscenza e proprio in questa direzione va la proposta di creare un unico Assessorato a Lavoro, economia, formazione e ricerca.

La scuola primaria e secondaria sta peraltro affrontando un momento di eccezionale difficoltà che deve diventare un’opportunità per un’inversione di tendenza capace di rimettere la scuola al centro della comunità e di valorizzarne un ruolo educativo, formativo e sociale riguardante anche la prevenzione, la cura, l’inclusione, il superamento delle diseguaglianze nel rispetto delle differenze individuali. La scuola dovrà poter offrire a ognuno le basi per formarsi autonomamente, per immaginare il futuro e, attraverso strumenti culturali e opportunità inedite, realizzarlo.
La scuola che vogliamo per la Liguria ha bisogno di investimenti, di qualità, di spazi, strumenti e strutture, di crescere in sinergia col territorio in un arricchimento reciproco. Ciò significa: miglioramento dell’edilizia scolastica, potenziamento dei servizi scuola/famiglia, sviluppo di un’offerta formativa sempre più inclusiva e di eccellenza.

L’Università e i Centri di Ricerca devono essere sostenuti nell’ottica del valore della ricerca pubblica e, nello stesso tempo, fare da piattaforma ed essere in rete con tutte le realtà che svolgono ricerca, perché la forza del sapere è non solo nella sua formazione, pure nella sua condivisione e circolazione.

Quindi:

– Un piano contro la dispersione e l’abbandono scolastico (la Liguria ha i dati più preoccupanti del nord, anche rispetto al fenomeno dei neet).
– Promuovere un rinnovamento dell’edilizia scolastica investendo risorse e rendendo strutturale l’esperienza del “Tavolo regionale sulla scuola”.
– Progetti innovativi su sanità e servizi territoriali attraverso la scuola per sostenere le famiglie, le ragazze e i ragazzi, soprattutto quelli più fragili: la scuola come fulcro della rete territoriale di prevenzione e assistenza.
– Una nuova offerta formativa attenta alle peculiarità del territorio con percorsi innovativi e di eccellenza per avviare un processo di risanamento scolastico e di creazione di poli di eccellenza.
– Sostegno agli insegnanti soprattutto per evitare la chiusura delle scuole nell’entroterra
– Una scuola connessa con il mondo del lavoro, i valori ambientali storici e culturali e le attività sportive anche attraverso nuovi strumenti di orientamento scolastico.
– Una scuola senza barriere che includa tutti a partire dalle persone con disabilità.
– Sinergie fra autonomia scolastica e potere di orientamento della Regione
– Aumento della quota di bilancio investita per il sostegno al diritto allo studio.
– Sostegno al sistema scolastico delle aree interne.
– Sostegno al mondo universitario con alloggi per studenti e convenzioni specifiche.

Sosteniamo inoltre il progetto “Eredità per l’autonomia dei giovani”. Si tratta di un’idea lanciata a livello nazionale da Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità, ripresa a Genova dall’associazione Genova che osa e oggetto di una proposta di legge delle forze della nostra coalizione in Regione.

L’Eredità consiste di una dotazione monetaria progressiva attribuita ai neo maggiorenni. L’età decisiva in cui avvengono scelte che possono influire sul destino dei singoli e quindi su quelle di un’intera comunità. La dotazione è accumulata, e accompagnata da un percorso di affiancamento, di anno in anno con l’accantonamento di risorse regionali, ma anche dei Comuni e private, in uno specifico fondo vincolato e gestito secondo criteri di finanza etica.

La dote civica sarebbe un primo, importante e concreto passo per garantire a tutti le stesse possibilità di crescita personale e sociale. Un intervento per fermare e invertire un fenomeno letale per la nostra società: in Liguria, infatti, l’accesso a percorsi di studi universitari si va sempre più restringendo in base al censo e a restarne fuori sono i giovani provenienti dalle famiglie più fragili o con difficoltà economiche.

Insieme alla scuola la cultura forma, oltre che un inestimabile valore per il modello di sviluppo della Liguria e per le opportunità di occupazione, il tessuto connettivo della cittadinanza: l’iniziativa culturale è uno strumento essenziale per la coesione sociale nei grandi centri.

La Liguria è un patrimonio inestimabile che può essere luogo di elezione per gli artisti, sede di festival antichi e nuovi e manifestazioni diffuse che, oltre a dare possibilità di espressione alle persone, creino opportunità di crescita in un’economia sempre più basata sulla creatività.

La cultura in Liguria deve farsi policentrica superando le disuguaglianze tra centri e periferia.

Quindi:

– Creazione di una legge regionale sullo spettacolo e sulla promozione culturale a partire da un censimento delle realtà che operano a livello locale: associazioni, agenzie, scuole di tutte le discipline, enti e spazi che ospitano eventi.
– Sostegno alle giovani imprese culturali attraverso marketing territoriale e concessioni gratuite di uffici, abitazioni, laboratori.
– Creazione di reti attraverso tavoli tecnico operativi che possano interconnettere trasversalmente le proposte e aiutare le realtà territoriali a livello organizzativo, comunicativo e nella fruizione dei bandi europei.
– Adeguamento del finanziamento per le nostre eccellenze locali tra le quali le Orchestre presenti sul territorio (es. Fondazione Carlo Felice e Fondazione Orchestra sinfonica di Sanremo)
– Sostegno e promozione di incontri seminariali volti ad affiancare gli artisti in percorsi di maggiore conoscenza delle proprie possibilità di tutela in materia giuridica e previdenziale al fine di una maggiore autotutela.
– Palinsesto di cinema e spettacolo nelle piazze e nei parchi pubblici soprattutto per i giovani artisti esordienti.
– Finanziamenti per agevolare l’apertura di circoli culturali nelle zone più fragili e nelle periferie e valorizzazione del patrimonio di prossimità e creazione di programmi di riscoperta del nostro territorio e delle sue eccellenze culturali anche attraverso percorsi scolastici.
– Implementazione di un dipartimento di tecnologia della cultura e delle arti presso l’IIT e in coordinamento con l’Università e gli altri istituti di ricerca e formazione.
– Promozione e finanziamento del lavoro di ricercatori e studenti di università, accademie e scuole musica affinché portino la cultura alle persone attraverso la creazione di eventi formativi per diffondere la bellezza e sviluppare un pubblico preparato e competente.
– Sostegno e sviluppo su scala regionale di iniziative già esistenti come “LocaLive” volte a promuovere la musica dal vivo nei live club e nei luoghi di interesse culturale, attraverso un sistema informativo pratico, tecnologico ed aggiornato.

Un altro elemento fondamentale per formare cittadinanza, conoscenze e cultura è lo sport nelle sue molteplici sfaccettature, inteso non solo come attività sportiva ma anche come asset del welfare e strumento di benessere e salute per lo sviluppo della persona e in particolare dei giovani.
Noi pensiamo allo sport “a misura di ciascuno”, quello che attraverso le realtà sportive di base è un presidio di prossimità e parte integrante del Terzo settore italiano.
Noi declineremo lo sport applicando gli obiettivi fissati In tutti i principali atti di programmazione di politiche pubbliche di derivazione internazionale ed europea – Agenda 2030, Europa 2020 e Politica di Coesione 2021-2027 – in cui esso è identificato come uno strumento prioritario per il raggiungimento di sviluppo, sostenibilità e coesione.

Quindi:

– Un piano di salvataggio e di sostegno dello sport di base con interventi strutturali pluriennali.
– Co-programmazione e co-progettazione delle politiche pubbliche insieme al Terzo settore
– Sostegno dello sport come parte di un nuovo welfare che punti sulla prevenzione e sulla cultura della salute.
– Investimenti nella promozione e realizzazione di strutture impiantistiche diffuse e di prossimità.
– Azioni per creare nuove competenze professionali nell’ambito dell’attività fisica e sportiva
– Interventi per assistere l’integrazione socio economica delle comunità emarginate, dei migranti e dei gruppi più fragili.
– Rafforzamento del rapporto tra sport e scuola.

8. TURISMO: La possibilità di un’estensione sostenibile della ricettività e dell’accoglienza.

Molte delle azioni che abbiamo esposto come obiettivi per l’economia, l’ambiente, l’entroterra, la costa e la cultura (enogastronomica, musicale, artistica, teatrale etc.…) concorrono all’attrattività turistica della Liguria, di quella che è una sua vocazione.
Proprio per questo una seria e concreta politica per il turismo non può essere identificata esclusivamente con effimere azioni di promozione, come è avvenuto negli ultimi cinque anni.

Le politiche turistiche, che sono di competenza regionale, debbono essere prima di tutto indirizzate alla costruzione del “prodotto turistico”: ossia, quell’insieme di contenuti, di sentiment, di eventi che attraggono verso un territorio.
La promozione deve essere mirata e indirizzata verso aree scelte dopo serie analisi dei flussi, e non risolta in modo semplicistico e inefficace con azioni tutte interne alla Regione, come è avvenuto.

Pensiamo a un turismo che funzioni 365 giorni all’anno e in cui siano proposti gli operatori di oggi e i nuovi imprenditori, soprattutto giovani e donne rendendo la Liguria terra di eccellenza nei servizi di accoglienza.

La Liguria ha un mare che va difeso e valorizzato come abbiamo già esposto.

Ha una grande città capoluogo dove risiedono istituzioni culturali di primaria importanza: il Teatro Nazionale (il secondo teatro pubblico nato in Italia con la sua storica scuola attoriale); il Carlo Felice una delle quattordici fondazioni liriche Italiane con sede in uno dei più moderni e grandi teatri d’opera d’Europa e che proprio per questo può ospitare molteplici forme di spettacolo musicale; Palazzo Ducale, l’Accademia Ligustica e la poderosa rete di Musei. A queste istituzioni si deve chiedere di svolgere un ruolo regionale di presenza, promozione, sostegno e coordinamento. Ma anche capacità di innovazione, di messa in campo di politiche degli accessi che siano in grado di garantire la fruizione per tutti, di avvicinare, di far crescere la conoscenza fuori da accademismi. Crediamo che le grandi istituzioni culturali debbano assumere una responsabilità sociale che non si misura solo attraverso i costi del biglietto, pure importanti, ma in una vera propria mediazione dei linguaggi per incontrarsi con un pubblico vasto, articolato, spesso culturalmente distante. Genova per collocazione geografica può essere la sede di grandi manifestazioni artistiche e di spettacolo che abbiano un orizzonte e una vocazione internazionale.
Questo è particolarmente importante per valorizzare e far crescere anche l’iniziativa nelle città capoluogo di provincia dotate di realtà culturali importanti, ma che abbisognano di sostegno e rete adeguate.

Infine l’entroterra. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo muterà i paradigmi del nostro modo di pensare e di vivere. In questa prospettiva avrà grandi potenzialità l’entroterra della nostra regione, territorio fragilissimo ma dal prezioso patrimonio di storia e natura. Le valli della Liguria non hanno mai potuto assorbire un turismo di grandi numeri e, a differenza della costa, non costituiscono ancora un prodotto dalla identità definita. Un turismo rispettoso del territorio, esperienziale, di scoperta, potrà essere una risposta convincente a nuovi modi di vivere e di viaggiare.
L’impegno è quindi quello di valorizzare il turismo nell’entroterra con la rete escursionistica, i borghi e l’ospitalità diffusa unita ai prodotti tipici del territorio, delle tradizioni e dell’ambiente.

Questo anche con il coinvolgimento attivo – attraverso consorzi, associazioni e cooperative locali – delle popolazioni locali, specie quelle legate ad attività e mestieri tradizionali, per integrare l’offerta turistica con connessioni culturali, sociali, emotive. Percorsi di visite ed esperienze nel rispetto e nella dignità dei residenti.

9. TUTTI I DIRITTI, PER TUTT*: Un nuovo modello di società aperta

I diritti non sono una “questione locale”, ma sono per loro natura universali. Ma le Regioni hanno un ruolo fondamentale, sia per la loro competenza legislativa sia per il peso che questa comporta nell’affermare pratiche, nell’indirizzare le politiche, nel diffondere una cultura.

La Liguria che vogliamo promuoverà le conquiste dei diritti che, anche faticosamente, si stanno facendo nella legislazione italiana e si farà protagonista di scelte più avanzate.

Quindi:

– Applicazione della legge regionale 52 del 2009 contro le discriminazioni totalmente dimenticata dalla Giunta in carica.

– Diffusione e promozione della cultura dei diritti civili e misure di sostegno per superare qualunque discriminazione nell’accesso ai servizi sia universalistici sia dei sistemi di welfare dei Comuni.

– Sostegno ad ogni forma di famiglia.

– Contrasto ad ogni forma di omofobia, cyberbullismo e revenge porn.

10. TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE, LEGALITÀ, SICUREZZA

Trasparenza, partecipazione, legalità e sicurezza sono anch’esse una cultura. Un sistema di valori costitutivi e costituzionali.

In quanto tali sono un complesso di diritti, sia nel costruire processi decisionali più diretti sia nel garantire la sicurezza della vita e dell’impresa, nella sfera privata, in quella economica e in quella pubblica.

Rispetto alla qualità della democrazia:

– Massima trasparenza per il cittadino su atti, procedimenti e bilancio regionale.
– Riduzione dei costi della politica.
– Miglioramento della qualità normativa della Regione come assemblea legislativa.
– Aumento degli strumenti partecipativi come il referendum propositivo e approvativo e il dibattito pubblico.

Rispetto alla sicurezza noi pensiamo a un approccio che includa le azioni di prevenzione e repressione, incorporando anche competenze di ordine urbanistico, di pianificazione del territorio, di servizi alla cittadinanza.

Va costruita e diffusa un’autentica cultura della legalità.

Rispetto alle competenze regionali è importante che la Regione ripensi e riformi l’impianto formativo in entrata, di aggiornamento e di alta formazione agli operatori delle Polizie locali liguri, che svolgono funzioni sempre più complesse e comunque fondamentali: si pensi al controllo delle licenze commerciali, alla vigilanza edilizia, al rispetto delle norme che regolano comportamenti incivili o consumi smodati di sostanze illegali.

Dinanzi a progettualità concrete il successo degli interventi non può lasciare sullo sfondo le persone: sia chi svolge gli interventi, sia i cittadini e le cittadine delle comunità locali. Egualmente, le politiche di deterrenza alla delittuosità assumeranno un compito preciso: da un lato progettando interventi finalizzati a scoraggiare nuove recidive, dall’altro orientando lo sguardo verso approcci multidisciplinari a beneficio di chi i crimini li ha subiti: le vittime di reato – tendenzialmente sospese in un limbo di vissuti negativi segnato da angosce e paure post-trauma – non devono essere lasciate sole.
Fondamentale è la lotta alle mafie e ogni forma di criminalità organizzata, che aggrediscono l’economia ligure. La fragile fase che stiamo attraversando vede un commerciante su tre non risollevarsi dagli effetti indotti dal Covid. Troppe volte si è assistito all’azione di individui, sodalizi, intermediari, il cui unico scopo era quello di allargare interessi criminali che avevano l’effetto di danneggiare chi, nelle sfere del commercio, agiva nel rispetto della legalità. Per questo, dinanzi allo scenario economico in divenire e le valenze critiche che rischierà di assumere, una delle priorità sarà quella di intensificare i principi della legalità tra imprenditori, commercianti, associazioni di categoria.

ALLEGATO*

OSPEDALE GALLIERA

Alla luce della pandemia in corso, che ha evidenziato una grave carenza di posti letto nel sistema ospedaliero, e delle pesanti conseguenze che l’emergenza sanitaria avrà sul sistema economico e sociale si ritiene indispensabile una radicale revisione dell’offerta sanitaria regionale.
In questo quadro un ruolo centrale viene giocato dall’ospedale Galliera di Genova che, in base al progetto definitivo del Lotto 1 attualmente all’esame della conferenza dei servizi, prevede la costruzione di un nuovo ospedale, il cosiddetto “nuovo Galliera“ con:
− la demolizione e la dismissione di molti padiglioni ospedalieri tuttora funzionanti
− una riduzione dei posti letto e degli spazi a servizio della salute pubblica
− l’edificazione, in un contesto urbanistico saturo, di nuovi complessi residenziali privati il cui collocamento, visto l’eccesso di offerta che caratterizza il mercato immobiliare genovese, non si preannuncia agevole
− profondi scavi per la costruzione di un monoblocco semi-ipogeo
− l’assenza di progettazione dell’assetto complessivo dell’area, di un’analisi costi-benefici dell’operazione e di un piano economico-finanziario.

Le criticità di tale progetto, evidenziate da ultimo anche dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, rispetto alle importanti sfide che attendono la sanità regionale impongono un ripensamento al fine di adeguare l’ospedale Galliera alle necessità sanitarie dei prossimi decenni.

Pertanto si propone:
− L’integrazione completa della mission dell’Ospedale Galliera nella pianificazione sanitaria regionale in un quadro di integrazione con gli altri presidi della rete ospedaliera genovese, anche a fronte della sfida dettata dall’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione del virus Covid-19.
− La verifica del piano finanziario del progetto Nuovo Galliera anche alla luce dei rilievi formulati dalla Corte dei Conti.
− La revisione del progetto dell’intera area improntata al mantenimento della destinazione socio-sanitaria di tutti i padiglioni – da destinare anche alla formazione sanitaria, alla prevenzione primaria, all’educazione agli stili di vita sani – e alla riqualificazione delle circostanti aree verdi e alberate.
− La priorità per l’Ospedale pubblico a servizio del Ponente genovese e della Val Polcevera nello stanziamento delle risorse di Regione Liguria.