FRANCESCA PICCARDO

Il mio nome è Francesca Piccardo, sono nata 46 anni fa a Genova, città nella quale a tutt’oggi risiedo e in cui ho compiuto i miei studi, laureandomi dapprima in Medicina e Chirurgia per poi specializzarmi in Medicina del Lavoro. Nella mia esperienza professionale mi sono occupata di prevenzione in materia di sicurezza nel mondo del lavoro e attualmente opero quale Medico d’Emergenza e Urgenza (Pronto Soccorso e 118).
Dalla mia famiglia di origine (papà Gianfranco e mamma Rosalba) ho tratto i valori dell’amore e del rispetto per il prossimo che, nella mia crescita personale, ho sempre più individuato nella scoperta di ciò che di meraviglioso e unico risiede in ogni essere umano.
Tra le mie prime forti emozioni scaturite dal rapporto umano vi è sicuramente quella che ho provato quando mio padre mi ha portata con sé in una missione a cui ha partecipato come volontario in Africa per costruire pozzi per acqua potabile nel nord del Benin e al centro di questa, vivido più di ogni altro, il ricordo della frase di una donna abituata a bere acque putrescenti, nonché a vedere i propri figli morire per questo: “Patulè (tradotto: uomo bianco), la tua acqua non ha gusto“…
In quell’esperienza, oltre alla costruzione materiale dei pozzi, fondamentale è stata tutta l’informazione portata alla popolazione africana locale, sostanzialmente distribuita in villaggi sparsi tra il deserto e la steppa, con particolare riferimento alle difficoltà nello spiegare alle donne che se avessero smesso di dare da bere ai loro bambini acqua insalubre, questi non sarebbero più morti a causa delle relative infezioni.
Da ragazzina il mio desiderio di fare qualcosa di ‘costruttivo e originale’ era incentrato nell’idea di diventare architetto, ma in seguito questo desiderio si è spontaneamente e ineluttabilmente modificato in me, facendosi sentire sempre più nitidamente nel mio profondo come il bisogno di imparare a portare un aiuto più diretto e immediato alle persone nel momento di maggiore difficoltà: quello della malattia. “Tuttavia”, mi dicevo, “esistono tanti tipi di medici, ovvero tante le branche o specializzazioni: oculista, chirurgo, dermatologo, endocrinologo… ebbene, che tipo di medico voglio diventare io?”.
Ecco, l’illuminazione l’ho avuta un pomeriggio sulla rampa in uscita del casello di Genova-Est. Macchine ferme e poco più avanti uno scontro camion-macchina. Sono uscita dalla mia auto e mi sono avvicinata agli incidentati, entrambi in gravissime condizioni. “Questo voglio diventare”, mi sono risposta proprio in quel momento, “un medico che tenta il tutto per tutto per salvarti la vita quando ne hai bisogno”.
Così da quegli anni della mia adolescenza la massima espressione dell’aiuto agli altri è per me stata quella di diventare specificamente un “medico dell’urgenza”.
Durante la specializzazione, oltre alla formazione universitaria e ai diversi tirocini, vi è un’esperienza che in modo specifico ha segnato per sempre la mia identità professionale e umana, ovvero quando ho condotto come medico la squadra di basket su carrozzina -Campionato serie B disabili-.
Ecco, con loro ho davvero capito e soprattutto ‘compreso’ quanto questi atleti siano davvero dei “super abili” (definizione INAIL)… li ho potuti osservare e ‘sentire’ mentre sfondavano il muro delle difficoltà create dalle loro disabilità esprimendo al contempo le loro più poderose risorse e potenzialità…sembra un gioco di parole, ma non lo è affatto. Mi sento onorata e grata per tutto quello che mi hanno insegnato.
Questa esperienza mi ha così portata a voler elaborare la mia tesi di specialità in collaborazione con l’Inail di Genova attraverso cui ho fatto un’altra esperienza meravigliosa nel centro protesico e riabilitativo di Vigorso di Budrio (Bo). Un centro di eccellenza, unico in Europa, specializzato nel costruire protesi altamente sofisticate e performanti (es. il ginocchio elettronico) per persone amputate, nello scopo di dar loro la possibilità di condurre una vita in autonomia e, perché no, di praticare anche attività sportive.
Infine, eccomi qui, medico dell’Emergenza Urgenza da circa 10 anni a fare i conti con una professione certamente faticosa, sia dal punto di vista fisico che psichico, tuttavia quanto mai motivata nell’accogliere, con estremo impegno e senza lasciare nulla di intentato, le persone che quotidianamente soccorro all’interno di una vastissima possibilità di eventi: infarti, ictus, politraumi…
Ecco, l’accoglimento e l’ascolto. Credo che si possa e che si debba, anche (o soprattutto) in situazioni di estrema urgenza e purtuttavia senza venir meno alle necessità della professione, avvicinarsi al paziente con il desiderio di ascoltarlo e di comprenderlo: ecco perché, nell’obiettivo costante di migliorarmi, sto implementando le mie competenze di Counseling presso una prestigiosa scuola del levante ligure.
In buona sintesi (e mi rendo conto che quanto sto per dire è indubbiamente ‘forgiato’ dalla peculiarità del mio lavoro) sento di voler significare che riportare un cuore fermo a battere… è per me un’emozione e una gioia che non hanno eguali.
Concludo con un breve riferimento alla mia esperienza con la recente pandemia da SARS-CoV-2 (Covid 19) che negli ultimi mesi ha sconvolto la vita di tutti noi.
Ho vissuto questo drammatico periodo come medico in prima linea, portando il soccorso a centinaia di persone infette in gravissime condizioni di difficoltà respiratoria. Ho vissuto le tragicità degli ospedali che non riuscivano a contenere tutti i pazienti che ne avrebbero avuto bisogno. Ho visto molte persone morire lontane dagli affetti che li avevano accompagnati per tutta una vita. Ho portato cure mediche in strutture per anziani dove letteralmente il Covid si “mordeva”, con decine e decine di malati, strutture nelle quali anche gran parte
del personale sanitario si era ammalato a sua volta con serie difficoltà nella gestione degli ospiti. Non posso negare la paura che tutti noi, medici, infermieri e operatori sanitari abbiamo avuto… paura di ammalarci, paura di contagiare i nostri familiari, paura di far morire i nostri anziani, non potendo e non volendo comunque mancare nel portare soccorso sanitario a chi ne necessitava.
Specialmente all’inizio i DPI (dispositivi di protezione individuale) come le mascherine, tute, visiere, arrivavano con il contagocce. A ogni turno pensavo: “…e se questi non mi bastano? se i dpi finiscono e ricevo più chiamate rispetto ai kit che sono disponibili..? Molti pazienti sono morti. Molti medici sono morti…”. Da questa esperienza nasce la mia voglia di mettere a frutto il mio vissuto sul campo per migliorare la sanità del nostro territorio.

Perché mi candido – Il mio impegno sul programma
Ho accettato la candidatura perché quando sono stata contattata da Ferruccio Sansa e ho letto il programma, e in particolare il punto che riguarda la sanità, l’ho trovato coerente con le mie idee. L’obiettivo è quello di rafforzare la rete sanitaria territoriale attraverso un sistema sempre presente di assistenza ai cittadini: 24 ore al giorno per 7 giorni su 7, coinvolgendo medici di famiglia e la guardia medica. Garantire l’apertura degli ospedali secondari, impostare un piano per il superamento del modello assistenziale basato su Rsa e case di riposo, favorendo una molteplicità di soluzioni abitative e portando le cure al domicilio. Ciò per migliorare la qualità di vita dei più fragili e per allocare al meglio le risorse delle Amministrazioni Pubbliche.
Credo sia importante “rianimare” la sanità ligure e in un modo tutto nuovo migliorare le prestazioni che possono e devono essere rese nel massimo dell’eccellenza e della funzionalità a tutti i cittadini. Una sanità gratuita ed efficiente, in grado di sostenere e portare le cure adeguate, nei tempi adeguati, facendo fruttare le molte eccellenze di cui disponiamo.

Il metodo
Riguardo al metodo sono convinta che sia importante valorizzare ciò che unisce: nella ricerca del bene comune spesso le verità non sono assolute, ognuno – anche se dalla parte opposta – può essere portatore di contributi importanti. La capacità di saper ascoltare ed il creare sinergie credo dovrebbero essere le qualità di tutti colore che si candidano e, il mio impegno sarà prioritario in questo senso. Soprattutto vorrei essere la “voce” (in un rapporto che non si limita a quello della campagna elettorale) di tutti coloro che vorranno sostenermi, di tanti medici con i quali da anni siamo in “rete” per confrontarci sulle problematiche più complesse, di quanti vorranno comunque collaborare per portare un contributo positivo al mio lavoro. La mia mail e il mio sito fb sono a disposizione anche per questo servizio.

Il mio nome è Francesca Piccardo, sono nata 46 anni fa a Genova, città nella quale a tutt’oggi risiedo e in cui ho compiuto i miei studi, laureandomi dapprima in Medicina e Chirurgia per poi specializzarmi in Medicina del Lavoro. Nella mia esperienza professionale mi sono occupata di prevenzione in materia di sicurezza nel mondo del lavoro e attualmente opero quale Medico d’Emergenza e Urgenza (Pronto Soccorso e 118).
Dalla mia famiglia di origine (papà Gianfranco e mamma Rosalba) ho tratto i valori dell’amore e del rispetto per il prossimo che, nella mia crescita personale, ho sempre più individuato nella scoperta di ciò che di meraviglioso e unico risiede in ogni essere umano.
Tra le mie prime forti emozioni scaturite dal rapporto umano vi è sicuramente quella che ho provato quando mio padre mi ha portata con sé in una missione a cui ha partecipato come volontario in Africa per costruire pozzi per acqua potabile nel nord del Benin e al centro di questa, vivido più di ogni altro, il ricordo della frase di una donna abituata a bere acque putrescenti, nonché a vedere i propri figli morire per questo: “Patulè (tradotto: uomo bianco), la tua acqua non ha gusto“…
In quell’esperienza, oltre alla costruzione materiale dei pozzi, fondamentale è stata tutta l’informazione portata alla popolazione africana locale, sostanzialmente distribuita in villaggi sparsi tra il deserto e la steppa, con particolare riferimento alle difficoltà nello spiegare alle donne che se avessero smesso di dare da bere ai loro bambini acqua insalubre, questi non sarebbero più morti a causa delle relative infezioni.
Da ragazzina il mio desiderio di fare qualcosa di ‘costruttivo e originale’ era incentrato nell’idea di diventare architetto, ma in seguito questo desiderio si è spontaneamente e ineluttabilmente modificato in me, facendosi sentire sempre più nitidamente nel mio profondo come il bisogno di imparare a portare un aiuto più diretto e immediato alle persone nel momento di maggiore difficoltà: quello della malattia. “Tuttavia”, mi dicevo, “esistono tanti tipi di medici, ovvero tante le branche o specializzazioni: oculista, chirurgo, dermatologo, endocrinologo… ebbene, che tipo di medico voglio diventare io?”.
Ecco, l’illuminazione l’ho avuta un pomeriggio sulla rampa in uscita del casello di Genova-Est. Macchine ferme e poco più avanti uno scontro camion-macchina. Sono uscita dalla mia auto e mi sono avvicinata agli incidentati, entrambi in gravissime condizioni. “Questo voglio diventare”, mi sono risposta proprio in quel momento, “un medico che tenta il tutto per tutto per salvarti la vita quando ne hai bisogno”.
Così da quegli anni della mia adolescenza la massima espressione dell’aiuto agli altri è per me stata quella di diventare specificamente un “medico dell’urgenza”.
Durante la specializzazione, oltre alla formazione universitaria e ai diversi tirocini, vi è un’esperienza che in modo specifico ha segnato per sempre la mia identità professionale e umana, ovvero quando ho condotto come medico la squadra di basket su carrozzina -Campionato serie B disabili-.
Ecco, con loro ho davvero capito e soprattutto ‘compreso’ quanto questi atleti siano davvero dei “super abili” (definizione INAIL)… li ho potuti osservare e ‘sentire’ mentre sfondavano il muro delle difficoltà create dalle loro disabilità esprimendo al contempo le loro più poderose risorse e potenzialità…sembra un gioco di parole, ma non lo è affatto. Mi sento onorata e grata per tutto quello che mi hanno insegnato.
Questa esperienza mi ha così portata a voler elaborare la mia tesi di specialità in collaborazione con l’Inail di Genova attraverso cui ho fatto un’altra esperienza meravigliosa nel centro protesico e riabilitativo di Vigorso di Budrio (Bo). Un centro di eccellenza, unico in Europa, specializzato nel costruire protesi altamente sofisticate e performanti (es. il ginocchio elettronico) per persone amputate, nello scopo di dar loro la possibilità di condurre una vita in autonomia e, perché no, di praticare anche attività sportive.
Infine, eccomi qui, medico dell’Emergenza Urgenza da circa 10 anni a fare i conti con una professione certamente faticosa, sia dal punto di vista fisico che psichico, tuttavia quanto mai motivata nell’accogliere, con estremo impegno e senza lasciare nulla di intentato, le persone che quotidianamente soccorro all’interno di una vastissima possibilità di eventi: infarti, ictus, politraumi…
Ecco, l’accoglimento e l’ascolto. Credo che si possa e che si debba, anche (o soprattutto) in situazioni di estrema urgenza e purtuttavia senza venir meno alle necessità della professione, avvicinarsi al paziente con il desiderio di ascoltarlo e di comprenderlo: ecco perché, nell’obiettivo costante di migliorarmi, sto implementando le mie competenze di Counseling presso una prestigiosa scuola del levante ligure.
In buona sintesi (e mi rendo conto che quanto sto per dire è indubbiamente ‘forgiato’ dalla peculiarità del mio lavoro) sento di voler significare che riportare un cuore fermo a battere… è per me un’emozione e una gioia che non hanno eguali.
Concludo con un breve riferimento alla mia esperienza con la recente pandemia da SARS-CoV-2 (Covid 19) che negli ultimi mesi ha sconvolto la vita di tutti noi.
Ho vissuto questo drammatico periodo come medico in prima linea, portando il soccorso a centinaia di persone infette in gravissime condizioni di difficoltà respiratoria. Ho vissuto le tragicità degli ospedali che non riuscivano a contenere tutti i pazienti che ne avrebbero avuto bisogno. Ho visto molte persone morire lontane dagli affetti che li avevano accompagnati per tutta una vita. Ho portato cure mediche in strutture per anziani dove letteralmente il Covid si “mordeva”, con decine e decine di malati, strutture nelle quali anche gran parte
del personale sanitario si era ammalato a sua volta con serie difficoltà nella gestione degli ospiti. Non posso negare la paura che tutti noi, medici, infermieri e operatori sanitari abbiamo avuto… paura di ammalarci, paura di contagiare i nostri familiari, paura di far morire i nostri anziani, non potendo e non volendo comunque mancare nel portare soccorso sanitario a chi ne necessitava.
Specialmente all’inizio i DPI (dispositivi di protezione individuale) come le mascherine, tute, visiere, arrivavano con il contagocce. A ogni turno pensavo: “…e se questi non mi bastano? se i dpi finiscono e ricevo più chiamate rispetto ai kit che sono disponibili..? Molti pazienti sono morti. Molti medici sono morti…”. Da questa esperienza nasce la mia voglia di mettere a frutto il mio vissuto sul campo per migliorare la sanità del nostro territorio.

Perché mi candido – Il mio impegno sul programma
Ho accettato la candidatura perché quando sono stata contattata da Ferruccio Sansa e ho letto il programma, e in particolare il punto che riguarda la sanità, l’ho trovato coerente con le mie idee. L’obiettivo è quello di rafforzare la rete sanitaria territoriale attraverso un sistema sempre presente di assistenza ai cittadini: 24 ore al giorno per 7 giorni su 7, coinvolgendo medici di famiglia e la guardia medica. Garantire l’apertura degli ospedali secondari, impostare un piano per il superamento del modello assistenziale basato su Rsa e case di riposo, favorendo una molteplicità di soluzioni abitative e portando le cure al domicilio. Ciò per migliorare la qualità di vita dei più fragili e per allocare al meglio le risorse delle Amministrazioni Pubbliche.
Credo sia importante “rianimare” la sanità ligure e in un modo tutto nuovo migliorare le prestazioni che possono e devono essere rese nel massimo dell’eccellenza e della funzionalità a tutti i cittadini. Una sanità gratuita ed efficiente, in grado di sostenere e portare le cure adeguate, nei tempi adeguati, facendo fruttare le molte eccellenze di cui disponiamo.

Il metodo
Riguardo al metodo sono convinta che sia importante valorizzare ciò che unisce: nella ricerca del bene comune spesso le verità non sono assolute, ognuno – anche se dalla parte opposta – può essere portatore di contributi importanti. La capacità di saper ascoltare ed il creare sinergie credo dovrebbero essere le qualità di tutti colore che si candidano e, il mio impegno sarà prioritario in questo senso. Soprattutto vorrei essere la “voce” (in un rapporto che non si limita a quello della campagna elettorale) di tutti coloro che vorranno sostenermi, di tanti medici con i quali da anni siamo in “rete” per confrontarci sulle problematiche più complesse, di quanti vorranno comunque collaborare per portare un contributo positivo al mio lavoro. La mia mail e il mio sito fb sono a disposizione anche per questo servizio.